Calcio, Udine: Il responsabile tecnico del settore giovanile dell’Udinese riceverà l’ambito Premio Malafemmena a maggio nella sua Napoli.

Il responsabile tecnico del settore giovanile dell’Udinese Barbato riceverà l’ambito Premio Malafemmena a maggio nella sua Napoli e nel frattempo stila un bilancio positivo di questi tre anni a Udine.
07.03.2018 20:29 di Barbara Carere  articolo letto 296 volte
Calcio, Udine: Il responsabile tecnico del settore giovanile dell’Udinese riceverà l’ambito Premio Malafemmena a maggio nella sua Napoli.

Cristoforo Barbato giovane tecnico napoletano, già nello staff di Giugliano, Avellino, Cavese, Potenza e Campobasso, e coordinatore tecnico della Udinese Academy della Campania a settembre ha preso in mano le redini del settore giovanile dell’Udinese come responsabile tecnico. Un incarico che arriva al termine di un percorso triennale che lo ha visto occuparsi in prima persona dell’Academy friulana al Sud.

Continua quindi il feeling tra Cristoforo Barbato e il mondo giovanile bianconero, con una organizzazione interna all’avanguardia, un bilancio su questi tre anni con l’Udinese.

“Ho iniziato con il progetto academy nella stagione 2015/16 come responsabile della campania, nella stagione successiva sono stato nominato responsabile dell'area meridionale e nella stagione attuale mi è stato affidato l'incarico di responsabile del settore giovanile. Professionalmente la considero un'esperienza importante all'interno di un club di prestigio come l'udinese, ho la possibilità di confrontarmi quotidianamente con una realtà di primo livello e con professionisti di spessore. Mi sto arricchendo anche sotto il profilo umano perché sia i tecnici dell'academy, che quelli presenti all'interno del settore giovanile hanno grandi doti etiche e morali”.

Quali sono le difficoltà che riscontra nel suo lavoro?

“Le difficoltà quotidiane sono tante, con le nostre squadre ci scontriamo con realtà più organizzate e con maggiori mezzi a disposizione (atalanta, inter, milan), ma è un grande stimolo per migliorare e cercare di far crescere i nostri ragazzi sotto tutti gli aspetti”.

Che differenza c’è tra i settori giovanili di adesso con quelli di quando tu hai intrapreso a giocare ?

“Sicuramente sono cambiate le conoscenze e le competenze riguardo la metodologia di lavoro, oggi tutti i tecnici sono molto più preparati, per cui sotto questo aspetto ci sono stati grossi passi avanti. In negativo, al giorno d'oggi tante realtà professionistiche vedono il settore giovanile come un costo e non come un investimento per cui si è abbassata la qualità tecnica dei ragazzi perché si destinano meno risorse allo scouting e alla selezione dei ragazzi stessi”.

Cambieresti qualcosa ?

“Si potrebbero fare tante cose. La federazione dovrebbe imporre alle società di investire nei settori giovanili una percentuale del fatturato, vigilando sulla reale immissione di tali risorse, questo consentirebbe di aumentare la professionalità dei dirigenti, dei tecnici e di tutte le figure presenti all'interno delle strutture. Ridurrei drasticamente il numero dei ragazzi all'interno delle rose delle varie squadre perché il calcio italiano è in difficoltà e ogni anno assistiamo alla scomparsa di club professionistici, per cui è impensabile far aumentare il numero dei ragazzi che tentano la strada verso il professionismo, rischiamo solo di alimentare la fabbrica delle illusioni creando potenziali futuri disoccupati”.

Qual’e’ il primo insegnamento che date ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera?

“I giovani devono essere spinti in primis dalla passione verso il calcio. Vivere ciò che fanno con gioia e divertimento, con spensieratezza, senza eccessive pressioni, se ci sono le qualità di base per formare il talento emergeranno durante il lungo percorso da effettuare, non bisogna stressare i ragazzi con aspettative che spesso servono solo a destabilizzarli”.

E ai genitori troppi presenti che entrano nelle tematiche societarie?

“I genitori hanno il compito più difficile che è quello di educare i loro figli. Nell'ambito dell'attività sportiva si dovrebbero limitare ad assecondare i bisogni dei loro ragazzi senza interferire nel rapporto con i dirigenti ed i tecnici. Il miglior genitore è quello che accompagna il figlio al campo, va via, torna a riprenderlo a fine allenamento e durante le gare sa godersi la partita con educazione e rispetto verso il tecnico, i compagni, gli avversari e l'arbitro, ma questa in Italia, purtroppo è pura utopia!”

Quali sono secondo te le regoli basilari che deve avere un settore giovanile all’avanguardia?

“Le regole basilari che i ragazzi devono osservare sono quelle della normale convivenza civile. Il calcio è uno sport di squadra per cui è fondamentale rispettare le regole comuni, è determinante la capacità di saper collaborare, capire che le proprie capacità vanno accresciute ma messe al servizio dei compagni, bisogna saper lottare e se ce n'è bisogno soffrire insieme al fine di poter gioire insieme. La parola “ io”deve essere sempre accompagnata alla parola noi”.

Che consiglio ti senti di dare ad un ragazzino che vuole diventare calciatore e si suoi genitori.

“Il consiglio che do ai ragazzi è di conciliare studio e calcio. Studiare apre la mente, fa migliorare la capacità di apprendimento, aiuta a concentrarsi, ci insegna a porci degli obiettivi a breve e lungo termine, tutte cose che si riflettono inevitabilmente nell'ambito dell'attività sportiva. Ai genitori consiglio di non riflettere sui figli le proprie aspettative, di lasciargli coltivare le proprie passioni”.

Invece che consiglio ti senti di fare agli allenatori delle scuole calcio ?

“Gli allenatori delle scuole calcio non devono assolutamente pensare di emulare gli allenatori delle prime squadre professionistiche, sono due mondi completamente diversi e diametralmente opposti. Devono aiutare i ragazzi ad esprimere il loro talento e la loro passione”.

A Napoli la prima scuola portieri del progetto Udinese  Academy di mister Giuseppe Della Corte, cosa ne pensi?

“Conosco bene Giuseppe Della Corte e la scuola dei portieri. E' una splendida realtà presente sul nostro territorio (io sono campano) guidata da Peppe che è una persona con grandi valori morali che sono alla base della formazione di un atleta. Prima uomini e poi calciatori”.

I tuoi progetti per il futuro?

“Io, in realtà, sono un allenatore professionista, per cui il mio desiderio è di vivere il campo a 360 gradi, in questi 3 anni sono stato assorbito completamente prima dal progetto academy e ora dal settore giovanile, ma inizio a sentire il desiderio di lottare per i 3 punti, ho bisogno dell'adrenalina della partita”.

Quest’anno riceverai l’ambito Premio Malafemmena per il tuo operato nel settore giovanile premio assegnato come eccellenza nel tuo campo, felice per questa premiazione?

“E' impossibile non conoscere il premio "Malafemmena" che è molto ambito per chi lavora nel mondo del calcio. Per me è motivo d'orgoglio essere stato scelto per riceverlo. In passato sono stati premiati grandi professionisti tra cui Carmelo Imbriani, un amico al quale tenevo particolarmente e al quale voglio dedicare questo premio”.

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