ESCLUSIVA - Livio Cori: "Il Napoli è appartenenza, per il Pocho persi la voce. Quanti aneddoti con Nino su Diego. E cantare al San Paolo..."

26.11.2019 22:38 di luigii nappo   Vedi letture
Fonte: tuttonapoli.net
ESCLUSIVA - Livio Cori: "Il Napoli è appartenenza, per il Pocho persi la voce. Quanti aneddoti con Nino su Diego. E cantare al San Paolo..."

(di Gennaro Di Finizio). Napoli e la musica, un binomio che trova radici profonde nella storia della città partenopea. Tanti artisti si sono avvicendati all'ombra del Vesuvio, ed ancora tanti altri sono partiti dal golfo di Napoli incarnando una napoletanità sempre nuova ed in grado di trasmettere grandi emozioni. Un po' questo è il percorso di Livio Cori, cantautore napoletano che non necessita poi di particolari presentazioni: già premiato a soli 25 anni da Mtv con il Mei (Il Meeting delle etichette indipendenti), ha conquistato la scena napoletana arrivando ad aprire e chiudere le ultime Universiadi con il pezzo, diventato in poco tempo una vera e propria hit, "A Casa mia", che su Youtube ha raggiunto quasi 4 milioni di visualizzazioni. Nel frattempo la partecipazione a SanRemo 2019 con Nino D'Angelo ed una parte anche nella serie 'Gomorra', tra i ragazzi del boss dei quartieri spagnoli 'Sangue Blu', fino ad arrivare all'uscita dell'ultimo singolo 'Adda passà rmx' con il featuring di Coco. E proprio Livio Cori ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Tuttonapoli, dando spazio all'amore per il Napoli, il momento della squadra azzurra e tanto altro, compresi quelli che saranno i suoi prossimi impegni che lo vedranno impegnato in diversi live anche all'estero (23/11 Torino, 07/12 Bruxelles, 14/12 Parigi, 03/1 Foggia, 04/1 Taranto).

Come nasce la tua fede per il Napoli? "Per uno che è nato sui Quartieri Spagnoli è inevitabile, ti viene proprio indotta. E' una cosa che viene tramandata, poi c'è il legame con il territorio, la passione tu la senti, tutto quello che ti arriva dalla città, se sei veramente napoletano è come se fosse un'estensione. Io poi sono uno che difende l'appartenenza, la squadra del Napoli è una di quelle cose che ci fa da scudo e spada, e che ci aiuta a difendere la nostra appartenenza. Ecco perchè ci teniamo tanto, dobbiamo dimostrare in quel campo, dobbiamo portare alto un nome di un posto che viene continuamente martorizzato dai pregiudizi. Il Napoli aiuta il buon napoletano a darsi forza, ed io da buon napoletano mi sono innamorato della squadra e della città". 

Tu sei stato da sempre tifoso del Napoli? Magari qualcuno in particolare ti ha trasferito questa fede. "Dalla famiglia, con mio zio che è tifosissimo, in quei momenti religiosi della domenica. Poi è proprio una questione di quartiere, da ragazzino sei proprio indotto ad assorbirlo. Qui ci sono tante tifoserie, conosco tanti della Curva A e dei Mastiffs, sono amici, parecchi veri tifosi che forse sono molto più di me. Ci sono dei livelli, magari io non posso arrivare al livello di un Mastiff, come quando mi dicono 'Ma tu fai anche l'attore?' (ride, ndr), non mi permetterei mai di dirlo perchè bisogna portare rispetto, ad ognuno il suo. Continuo a respirarlo, anche se poi il mio lavoro mi porta a fare un concerto e perdermi la partita. Ma sono comunque circondato, i miei migliori amici sono tifosi e quindi ci riuniamo sempre per vedere la partita".

Un tuo ricordo del Napoli? C'è un momento del Napoli che ti è rimasto nel cuore? "Quando scassammo tutto, quel gol in contropiede di Lavezzi col Cagliari all'ultimo secondo! Mamma mia, lì fu una delle volte dove si devastò tutto. Quello fu uno di quei momenti in cui persi la voce. Ricordo quando ero proprio piccolo, avevo 13 anni, tornavo senza voce e pensavo 'chi sa se questo influirà sul cantare'. All'epoca non volevo fare il cantante, ma visto che mo sta andando magari mi trattengo (ride, ndr). In Champions contro il Liverpool, quando abbiamo fatto il mega partitone, ero proprio allo stadio, ad un certo punto un mio amico mi disse 'Oh, arricuordet che amma cantà!', perchè io poi mi sgolo proprio".

Questo non è un momento facile per il Napoli. C'è la questione dell'ammutinamento. "E' una cosa inaspettata, non pensavo si potesse arrivare a tanto. Ho guardato il post partita, abbiamo visto subito il commento di Insigne che ha parlato delle difficoltà. C'è stato un pareggio e non me lo sarei aspettato, soprattutto dopo quello che stava succedendo. Se è stato deciso un ritiro lo si accoglie e capisce, e da una squadra che ha pareggiato non c'è un motivo per dire 'noi ci meritiamo di andare a casa'. Non voglio criticare i giocatori, ci sono sempre i punti di vista, ma da tifoso, a casa arrivano delle cose. Quando tutta la squadra va a casa, quanto poi l'allenatore è andato in ritiro... Noi abbiamo un grande e signor allenatore, lui veramente è una persona incredibile, quella cosa che serve al Napoli per dare disciplina. Allora quando succede una cosa del genere, tu devi seguire il mister, è un esempio, una persona che rispetto a tutti i giocatori del Napoli ha un'esperienza enorme. Se ho a Nino D'Angelo gli sto dietro, magari la squadra cerca di dare un esempio, anche perchè rispetto ai tifosi che immagine dai? Di disobbedienza! Poi magari ognuno ha le sue ragioni, non voglio entrare nello specifico, magari Insigne avrà avuto anche le sue ragioni ma ha sbagliato cinque tiri! Io sono molto critico su me stesso, se sbaglio una cosa mi chiudo in uno studio e cerco di migliorare sempre di più. Non voglio fare paragoni, ma io mi sarei messo in ritiro per capire qual è il problema. Magari, poi, c'è qualcosa che non sappiamo. Ho incontrato Insigne alle Universiadi, è un bravo ragazzo, per me è il napoletano che ci dovrebbe rappresentare, per questo dispiace un po'. Ed allora mi chiedo, con Hamsik sarebbe stato lo stesso?".

Com'è cantare al San Paolo dopo i lavori? "Eh, o fridd nguoll! C'erano 50mila persone! Al di là dell'emozione del San Paolo, vederlo giù e pieno fa veramente da venire i brividi. E' stato emozionante quando è partita "A casa mia", poi ragionavo con il mio dj ed amico, io volevo mettere una maglia di Maradona, volevo cantare con quella, poi ho pensato vabè facciamo sempre le stesse cose. Mentre salivo le scale, poi, quando all'inizio c'era la parata, in quello stesso momento stava passando l'Argentina, e lo stadio gridava "Diego! Diego!", e pensavo a come si è sentito lui in passato".

Tu hai cantato con Nino D'Angelo, uno che ha scritto anche una pagina di storia del calcio a Napoli. "Quello che mi arriva sono aneddoti incredibili. Nino è super tifoso, ha scritto una parte di storia, degli inni del Napoli, è un piacere vivere il Napoli insieme a lui. Mi raccontava che una volta stava steso prima di una partita sul letto con Maradona, che gli raccontava le cose, e mi raccontava aneddoti di lui e Diego, hanno fatto anche un film insieme, e lui ha sempre avuto questo bel rapporto con Diego. Mi raccontava gli aneddoti sui ed i momenti privati con Diego, sul letto come siamo adesso io e te, magari gli raccontava la tarantelle con la Juve, e io mi immaginavo a due leggende sul letto insieme. Poi ci sono stato parecchio a contatto con Nino, siamo diventati famiglia. E' un padre artistico ed una persona che mi ha cambiato completamente, tutta una visione dell'arte e della vita in generale, è uno che ti trasmette tanto al di là della musica".

Quella di Sanremo è stata un'esperienza ingenerosa per voi, qualcosa vi ha penalizzato. "Non voglio fare la vittima, ma i napoletani partono svantaggiati. Tutti parlano di 'Festival della canzone italiana', io ho dovuto cambiare parte del testo che inizialmente era tutto in napoletano, poi mi è stato da 'X' di doverlo modificare. Nino negli anni ha sempre cantato in napoletano, Nino disse che non avrebbe cambiato niente. L'ho dovuto fare io che potevo farlo, non ero nuovo alla lingua italiana nei brani, non potevamo giocarci Sanremo per questo. Noi siamo stati molto chiari l'uno con l'altro prima di cominciare, e ci siamo detti di non aspettarci niente, ma la cosa importante era che Napoli ci fosse al Festival. I premi sono per gli sportivi, non per gli artisti che si esprimono, noi non dobbiamo andare a segnare. Poi i premi ci sono, ma noi dobbiamo trasmettere emozioni".

Tornando al Napoli, come si esce da questa situazione difficile? Il pareggio col Genoa... "Ed io ero sul palco, chiedevo il risultato in tempo reale! Davvero! Io stavo sul palco, ci sono i video di questa cosa, ogni tanto mi giravo verso i ragazzi miei del back e chiedevo 'Quant stamm?'".

Quanti fischi alla fine della partita. Perciò ti chiedo, come si fa? "La parola squadra è la parola dove c'è la risposta, è la squadra che può cambiare le cose, non il singolo individuo o il campione, è la mentalità che deve cambiare le cose. L'esperienza, bisogna seguire chi ha esperienza e chi ha già affrontato determinate cose, chi riesce a guidare. La squadra si deve avvalere dei leader che riescono a portare fuori da questa situazione, perchè poi non tutti sono leader e non tutti sono capaci di avere la risposta lucida davanti. Il mister è uno che può aiutare ad avere le idee chiare, ed in questo momento devo dire che sono anche vicino al presidente: con tutto quello che vogliamo dire, capisco anche un po' la sua stanchezza rispetto a determinate cose. Lui c'è sempre stato, ha investito tanto e giustamente ad un certo punto ci si domanda 'che sto facenn?'. Confido molto nei giocatori, abbiamo dei grandissimi campioni, tutti sono stati parte del nostro cuore".

Uno giocatore che hai particolarmente nel cuore? Anche passato. "Ehm... Gargano! (ride, ndr). Lo incontravo spesso in serate di festa, l'ho visto parecchie volte in giro ed era un personaggio super. Al momento direi Allan, mi sta piacendo. Due incontristi? C'è quella fame là, pure Gattuso mi piaceva, gente che morde gli stinchi. Anche Koulibaly, non mi aspettavo alcuni errori, ma tutto può succedere, gli abbiamo perdonato tutto, è candidato al Pallone d'Oro, un campione serio, dobbiamo essere contenti di avercelo avuto. Un bomber? El Pampa Sosa! (ride, ndr). C'è Cavani che ci ha fatto sognare. Una volta l'ho incontrato, c'era uno studio di registrazione in questo parco a Via Tasso, e mentre andavo lì lo incontro con la bambina in braccio lo guardo, e lo saluto. E' stato un grande, anche Lavezzi, i latini da noi funzionano. C'è ovviamente Mertens, è un altro scugnizzo, anche se non so se rimarrà. Proviamo questa follia di Ibrahimovic! Secondo me lui potrebbe divertirsi tanto qua, una personalità come la sua in uno stadio come il San Paolo diventa devastante. Lui è arrivato ad un punto della carriera dove ha avuto le sue soddisfazioni, poi è andato a giocare in un posto che da emozioni diverse rispetto all'Europa, tornare in una gabbia di leoni, un tempio come il San Paolo, potrebbe dare una botta importante ad uno come lui".

Tra l'altro Ibra somiglia a Diego in alcune cose. "Hanno la sfacciataggine, Diego era scugnizzo e boss del campo, Ibra anche è un boss del campo, non si fa dire niente non per presunzione, ma perchè lui over fa! Il grande campione sta anche nell'umiltà, l'importante è che uno si fa perdonare con i risultati. Ibra, vienici a trovare!".

Allo stato attuale delle cose quali sono gli obiettivi di quest'anno? "Se parliamo di campionato, devo dire che dopo questa fila di partite un po no, ho pensato 'speriamo nella Champions', con il passaggio del turno. L'ultima partita, però, mi ha un attimo destabilizzato. Vogliamo puntare sempre ad un posto dignitoso però non abbiamo mai l'ambizione di arrivare alla vetta di qualcosa? Non lo so. Questo momento destabilizzante per il Napoli credo abbia destabilizzato anche le aspettative dei tifosi, adesso mi sembra un po' difficile poter dire dove possiamo andare".

Tu sei arrabbiato? "Ma forse sono arrabbiato un po' per il livello di disorganizzazione. C'è un po' di confusione. Poi noi abbiamo sempre da ridire sul fatto che si fanno gli imbrogli, però le squadre là sono molto organizzate ed i giocatori fanno quello che devono fare, c'è un mood diverso. Ora non lo so, io sono anche dalla parte dei giocatori e noi non sappiamo quello che c'è dietro, magari c'è stanchezza, magari incomprensioni, ci sono dei retroscena, anche a noi artisti succede e magari la gente non lo sa. Io vedo che comunque c'è molta confusione, andrebbe fatta pulizia. Ecco perchè il ritiro, a volte serve. Io, ad esempio, quando devo rifocalizzarmi allora mi isolo, e mi serve. E' normale che poi ci sono le famiglie, le pressioni, ma questa è la scelta di un lavoro, il giocatore come l'artista è sacrificato, ma sono comunque strapagati. Ronaldo, ad esempio, per essere campione il sangue lo butta. C'è bisogno di essere più lucidi ed uniti tutti, per dare anche un messaggio ai tifosi che questo vogliono, unione, quando tutti vanno nella stessa direzione si raggiungono gli obiettivi".

Abbiamo parlato dell'aspetto legato al tuo legame con il calcio Napoli, ma tu hai un forte legame anche con Napoli. Come stai come artista? "Io sono contento perchè sono riuscito ad avere una risposta dalla città. Quando sono andato allo stadio, qualche volta mi è capitato di sentire il mio brano passato al San Paolo, a me non era mai capitato. Sapere che c'è una risposta da parte dei napoletani fa piacere, ho scritto il brano "A casa mia" per una questione di appartenenza, quando l'ho cantato al San Paolo e si sono accese tutte le luci, allora ho pensato che è vero che noi siamo un popolo che  quando si sente toccato nei sentimenti allora si riunisce e cerca di essere tutt'uno. Vedere una risposta così forte di Napoli mi ha riempito di gioia, ma anche dei napoletani all'estero. Noi siamo come i cinesi, siamo ovunque, essere veramente così legati alla città è stupendo. Napoli è unica su questo punto di vista".

Perchè non proporre un pezzo come "A casa mia" come un inno? "Perchè Napoli è un'altra cosa, i napoletani scelgono loro, non c'è una cosa ufficiale. Il napoletano è libero, non gli deve venire imposto qualcosa. L'inno è un'imposizione, come l'inno della nazionale, ce ne sono tanti dove la gente si rispecchia. "A casa mia" lo sta diventando, non voglio essere presuntuoso ed accostarlo ad altri pezzi del passato, io mi sono preso le mie soddisfazioni, ma il napoletano decide lui. Anche Clementino ha fatto dei pezzi sul Napoli calcio, ma io penso che un brano del genere non va cercato ma capita. Quando ti sforzi di fare l'inno del Napoli non ci riesci. Ad esempio "O surdato 'nnammurato" è diventato così, non è nato nemmeno per quello ma è stato scelto, il napoletano sceglie, poi magari può cambiare e noi siamo sempre freschi e nuovi".

E' uscito il tuo album e l'ultimo brano è "Adda passà". Viene da pensare subito al Napoli... "E' molto attuale in effetti (ride, ndr). Passerà, io lo dico. E' una questione di tempo. Mo dipende se passa prima o dopo, dipenderà dall'impegno".

Cosa ha ispirato i tuoi ultimi due brani? "Parto da 'A casa mia'. Io sono stato molto spesso a Milano, sono stato fuori per lunghi periodi, è stato ispirato da una donna con cui ho avuto a che fare che non era mai stata a Napoli e quindi era semplicemente piena di pregiudizi che confondevano un po' sull'idea di cos'è realmente Napoli. E ho pensato a come spiegarlo com'è casa mia, e così l'ho cantata. Io ho spiegato che casa mia non è solo pregiudizi, è nata come esigenza esplicativa. Nel campo della musica ci sono tanti stereotipi, ma noi non dobbiamo smettere di istruire chi non conosce Napoli, noi siamo tante altre cose. E' in un momento storico in cui nella musica ci sono tanti esempi negativi, magari vogliono per forza marcare su un'onda che è la criminalità, anche se poi i personaggi che le interpretano non sono nemmeno criminali. Io penso che c'è bisogno tanto di messaggi positivi, e sopratutto di messaggi nei brani. 'Adda passà' è nato per una delusione d'amore. E' un po' un mantra, una cosa che mi ripetevo, passa tutto. Ed ho voluto cantare questa mia situazione".

Tu trasmetti un'emotività naturale e napoletana, ecco perchè in molti empatizzano con la tua musica. "Io cerco di essere il più vero possibile, non è che mi faccio troppi problemi a scrivere una canzone, non penso al marketing, semplicemente porto la mia esperienza ed i miei stati d'animo. Io sono molto emotivo, quando sono felice sono estremamente felice, cosi anche quando sono triste, vivo tutto a pieno e tutto amplificato. Quando lo riporto nei pezzi viene poi questo effetto, e dato che sono cose che capitano a tante persone poi è chiaro che le persone si rispecchiano. Questo è il lavoro delle canzoni, anche far entrare tutti in quella storia e renderla propria. Questo è il segreto".

Le tue ultime date live sono state a Caserta e Roma. Ma ora ti aspetta un tour all'estero. "Prima abbiamo Torino! Col Torino non abbiamo niente, siamo amici del Toro e basta! (ride, ndr). Poi dopo mi aspettano un po' di date in giro per l'Europa. Abbiamo Bruxelles e Parigi, poi ce ne sono altre che non abbiamo ancora annunciato e sono in aggiornamento. Per me è un onore, il napoletano di base ha molta più fortuna di altri all'estero. Ci sono stati parecchi tour di Gigi D'Alessio, Nino D'Angelo, anche Pino Daniele ha fatto tanti concerti all'estero. Il sud in generale è emigrante, noi ci siamo. C'è tanto interesse rispetto alla cultura napoletana all'estero, cerchiamo di colmare e soddisfare questa voglia di napoletanità. Noi siamo molto cool! E ce servess pur nu poc eh cul! L'estero ama Napoli, la Francia ama Napoli, noi siamo di dominazione anche francese, e quindi io andrò a fare un giro in terra francese e fiamminga".

Quali sono i progetto a lungo termine di Livio Cori? "Tutto da svelare piano piano. Per il momento ci sono questi live, poi delle collaborazioni con altri artisti in arrivo. Per quanto riguarda i miei progetti mi prenderò un attimo di raccolta e ritiro, perchè serve! (ride, ndr). Raccogliere tutta l'esperienza di quest'anno, e lavorare ad un nuovo progetto che sarà presentato ad inizio 2020. Non voglio far passare tanto tempo tra una cosa ed un'altra, ho voglia di far uscire musica e fare tanti live. Ma nel frattempo ci saranno altri pezzi e situazioni".

Com'è stato lavorare in Gomorra? "A proposito, noi interpretavamo un clan molto tifoso in Gomorra. Nella mia prima scena in Gomorra stavamo a tavola di una pizzeria e dovevamo intonare 'figli del Vesuvio' e gli altri non la sapevano. Quindi ho dovuto guidare io, ho invitato gli altri a seguire me".

In Gomorra ci sono tanti tifosi, Salvatore Esposito o anche Marco D'Amore. "Si, anche sul set si respirava questa cosa. Anche Francesco Da Vinci, il figlio di Sal Da Vinci, che ha recitato con me ed è un'artista bravissimo, o anche altri ragazzi che ho conosciuto molto tifosi, qualche partita l'abbiamo vista anche nei camerini, si respirava un po' di aria stadio".

Livio, un messaggio per i tifosi del Napoli e di Tuttonapoli in questo momento. "Io penso che questa è una delle poche volte in cui dobbiamo dare l'esempio, quindi secondo me il tifoso deve stare vicino alla squadra senza criticare troppo. Il compito è dare supporto, quello vero del tifoso, quindi uniti senza andare a capire il perchè ed il per come, guardare avanti a fissare gli obiettivi. Questo per i tifosi ma anche per la squadra, la società e tutto quanto. Uniti e dritti all'obiettivo!".