Sanno ancora come si fa

Fabio Quagliarella e Sergio Pellissier mantengono ancora un certo feeling con il goal
24.12.2018 19:46 di Giancarlo Cornacchia  articolo letto 142 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Sanno ancora come si fa

1983 e 1979, due date comuni per molti di noi. Eppure sono le date di nascita di due ragazzi del mondo pallonaro italiano, dove la carta d'identità rivela ben presto in maniera spietata una certa stagionatura.

Ma Fabio Quagliarella e Sergio Pellissier continuano a dimostrare un certo feeling con la porta, dimostrando di sapere ancora come si spinge la palla oltre la linea bianca e facendo da tutor ai compagni più giovani.

GALLINA VECCHIA FA BUON BRODO. Guai a considerare vecchio questo signore. Il napoletano, punto fermo della Sampdoria di Marco Giampaolo, quest'anno ha già raggiunto la doppia cifra e rivolge lo sguardo alle 19 marcature dello scorso anno, suo record personale in massima serie. Il tutto sembra una favola considerati i problemi con cui il buon Fabio ha dovuto fare i conti. Le accuse di affiliazioni con la camorra, rivelatesi poi false, avrebbero potuto stroncare chiunque, ma lui ha saputo tenere duro e, una volta terminato l'atroce incubo, ha riversato tutta la sua rabbia sul campo trovando la via della rete con grande continuità. Non solo: pure la fattura delle sue reti e la qualità delle giocate lo hanno portato nuovamente alla ribalta trai migliori attaccanti del nostro calcio.

"ORA CI PENSO IO". Sembra pronunciare proprio queste parole il buon Sergio Pellissier ogni qualvolta entri in campo. Simbolo di fedeltà del Chievo Verona da oramai sedici stagioni, con la maglia scaligera ha toccato quota 111 goal in serie A. Nativo di Aosta, ma di origini sarde (madre), combina perfettamente le qualità di queste due terre. Nel posticipo di sabato è arrivata la grande soddisfazione di un goal all'Inter di Spalletti, confermando le sue doti di leader indiscusso di una squadra che, specie dopo l'addio di Giampiero Ventura, sembrava destinata ad un triste baratro. La freschezza non è più quella di un tempo, ma guai a lasciargli spazio all'interno dell'area di rigore.