A Giuseppe e Noemi.

29.01.2019 19:39 di Barbara Carere  articolo letto 83 volte
A Giuseppe e Noemi.

Per linea editoriale non volevo raccontare di cronaca nera piuttosto rosa, visto che e’ il mio colore preferito, ho la fortuna di svolgere il lavoro più bello del mondo a mio avviso e per questo ho scelto la musica, il teatro lo spettacolo l’arte in genere però proprio non riesco a dire la mia su quello che e’ accaduto a Cardito domenica, a Giuseppe e Noemi perché come cita Gesu’ nel Vangelo : “Quello che avrete fatto ad uno di quei piccoli lo avrete fatto a me!” Ecco il senso della vita in una piccola frase : i bambini non si toccano !!! Non ha ucciso solo il patrigno ma siete tutti assassini tutti voi omertosi che sapevate e non avete parlato!!! Spero che la morte di Giuseppe almeno possa salvare altri bambini che vivono violenze quotidiane E non permetterete più che possa accadere di nuovo!!! In questi giorni sono tanti i post che si susseguono sui social ma uno in particolare mi ha colpito e lo riporto qui integralmente certa che il collega Antonio Salamandra ne sarà felice:”

A GIUSEPPE E NOEMI

Caro Giuseppe, Cara Noemi,
la domenica pomeriggio è un momento sacro per la vita di una famiglia. Alla mattina si esce, si gioca, si parla, si mangia insieme a pranzo. Poi tutti sul divano, a sonnecchiare: i figli accanto al papà ed alla mamma. Stretti, come se non esistesse un domani. La domenica è un giorno da trascorrere uniti, prima di riprendere la vita lavorativa, quella quotidiana, dove si sta meno insieme. 
Mi rendo conto che, purtroppo, molti non hanno la fortuna di poterlo vivere. Tantissimi Uomini, pur non avendo figli, sono Padri e molti papà, pur avendo figli, non riescono nemmeno ad essere uomini. E lo stesso discorso vale per le mamme. 
Quella domenica pomeriggio a Cardito non la dimenticherete più. Che colpa hanno due bambini che saltano sul letto? O, meglio: si può essere uccisi per aver semplicemente rotto la sponda di un letto giocando? 
Vi assicuro che da bambino ne ho fatte tante, tantissime. Ed ho preso molti schiaffi. Ma nessuno mai di questi mi ha ucciso. Mai. L’amore vero di un papà e di una mamma costituiscono qualcosa di così infinitamente grande che anche un gesto apparentemente violento può servire ad insegnare qualcosa. Inutile essere moralisti: quale genitore, per amore o per paura, non ha mai dato uno schiaffo al proprio figlio. 
A voi, però, quei salti sul lettone vi sono costati cari. 
A te, Noemi, un volto irriconoscibile. A te, Giuseppe, tutta la vita. 
I calci ed i pugni di un essere che non è né (vostro) padre né uomo hanno fatto sì che della vostra domenica pomeriggio ne parlasse tutta Italia. Ora ognuno sente di dire la propria, cominciando da me. Ma ciò che è assordante è il silenzio di chi sapeva ed è stato zitto. Si, cari bambini. Perché sono profondamente convinto che qualcuno sapeva e, pur avendo ascoltato nel silenzio delle vostre domeniche pomeriggio il rumore atroce di quegli schiaffi sui vostri corpi, ha taciuto. 
Caro Giuseppe, Cara Noemi, scusateci davvero. Per quello che non siamo stati in grado di darvi. Perché anche nello sfascio della vostra famiglia avete avuto la capacità di saltare sul letto e giocare. 
Quando la polizia è arrivata a Cardito ha trovato Giuseppe sul divano, senza vita e la sorellina Noemi con un volto tumefatto dai calci e dai pugni. 
Giuseppe, sono convinto che ora dove sei potrai continuare a saltare e giocare senza paura e senza pericolo, sicuro che il Buon Dio mai ti sgriderà. Ma soprattutto ricordati di tua sorella Noemi che oggi è attorniata da tantissime persona ma più sola che mai. 
E tra un salto ed un altro, continua a stringerle la mano. Proprio così come facevi domenica pomeriggio saltando con lei sul letto. Perché, da grande angelo custode quale sei, tua sorella non abbia paura di restare inchiodata nei possibili problemi di questa infame terra ma, come te, impari a volare.